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tratta dal Manuale citato nel sito;

Il concetto di emergenza non è necessariamente legato a quello di urgenza; emergenza richiama la necessità di una risposta immediata ad un evento imprevisto e che non implica un intervento di tipo solo “attivo”. Con questo vorrei sottolineare che lo “stare fermi” può essere una tattica altrettanto efficace e che, tuttavia, comporta una serie di attività che vengono a costituire la base su cui pianificare successive strategie di intervento. In tale senso, Il Primo Intervento” comprende attività di tipo attivo e passivo il cui fine non è la soluzione del problema, bensì la gestione del rischio.

Esso, assume, pertanto, le connotazioni di attività strategica, parte di una strategia globale di cui è il primo importante punto di orientamento, “la prima luce” secondo la definizione di “Ultimo” il noto ufficiale dei Carabinieri, che così ha introdotto la sua prefazione al mio testo* sul primo intervento. Possiamo parlare, così, di strategia del primo intervento, riferita, in particolare, ai contesti critici *,quei contesti in cui l’operatore può inserirsi per bloccare un circuito di probabile violenza e pericolo.

Questi concetti sono stati applicati e sviluppati in ambito addestrativo* presso alcune forze di polizia ed hanno avuto il contributo di molti investigatori operativi.

Essendosi configurata come attività nuova essa deve essere sistematizzata e ulteriormente sviluppata.

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CONTESTI CRITICI

Si intendono quei contesti caratterizzati da modalità di azione di tipo destabilizzante per  il particolare coinvolgimento emotivo dei soggetti inseriti nel contesto dell’evento. Sono situazioni che non necessitano di risposte di urgenza ma possono essere gestite con tecniche di risoluzione del problema. Richiedono capacità di relazionarsi con l’altro, di essere presente nel contesto, di sapersi adattare alle evoluzioni del momento, di sapere di quali informazioni si ha bisogno per massimizzare la portata del proprio contributo, di considerarsi parte integrante dell’evento con cui si viene in contatto.

ATTIVITA’DI ADDESTRAMENTO

Tra il 1998 e 1999, durante il suo incarico come consulente del Ministero dell’Interno, la Dr.ssa Garavini iniziava, parallelamente ad altri studi, la sperimentazione, presso le Scuole militari, di un metodo di formazione relativa alla gestione di contesti critici, ossia contesti ad alto contenuto emotivo.

Per prima, l’Arma dei Carabinieri, consapevole delle conseguenze dell’esposizione quotidiana, per gli operativi, a situazioni ad alto rischio con particolare riferimento a contesti di intervento “critici”, ha considerato l’importanza e la necessità di una preparazione tecnico-emotiva per affrontare tali situazioni.

Questa preparazione ha preso un avvio casuale, attraverso delle conferenze, poi divenute cicli di conferenze-lezioni, con sviluppi positivi, presso le Scuole Carabinieri per poi estendersi alle Scuole Marescialli; l’argomento privilegiava il primo intervento, ossia la gestione del primo impatto con situazioni definite di “emergenza” ed era finalizzata alla pianificazione di strategie formative relative agli aspetti “straordinari” del lavoro del Carabiniere nell’ambito della normale attività di servizio; le strategie utilizzate dalle nostre forze dell’ordine in situazioni di più elevata rilevanza criminale sono state rielaborate e trasportate alle situazioni routinarie del lavoro operativo.

Il tema sviluppato da tale attività ha previsto due tipi di approccio, quella di tipo analitico e quella di tipo operativo, attraverso addestramenti mentali in luogo controllato con l’utilizzazione di materiale visivo (slides e filmati), tecniche di simulazione e role-play. Alcuni filmati sono stati ricostruiti dalla Dr.ssa e adattati alle esercitazioni.

Avendo focalizzato l’interesse, in particolare, sulla fase di primo intervento in ambiti aventi il carattere di “criticità”, l’addestramento aveva l’obiettivo di aiutare il soggetto allievo a sviluppare l’autosservazione e di metterlo in grado di apprendere dall’esperienza attraverso l’incremento della flessibilità mentale.

A tal scopo, la formazione, presso la Scuola Carabinieri, di un gruppo di lavoro composto da ufficiali e marescialli delle scuole in cui  venivano effettuate le lezioni, mirava non solo all’allenamento circa l’acquisizione e l’analisi di informazioni ma a preparare chi ha un ruolo gerarchico a gestire l’allievo insieme al docente. Il lavoro stesso sulla relazione tra allievo e suo riferimento, come tratto dalle pregresse esperienze, è fondamentale per creare le premesse di un possibile approccio al problema da parte di chi svolge funzioni di comando.

Il programma si è svolto, pertanto, secondo un intento di tipo formativo in cui è stato previsto un coinvolgimento dei partecipanti agli incontri allo scopo di renderli parte “attiva” del processo conoscitivo.

Un apprendimento per “esperienza diretta”, quindi, che, attraverso lo strumento definito “laboratorio”, consente di lavorare direttamente su casi di cronaca, esperienze personali, interventi operativi effettuati e/o possibili .

La metodologia così strutturata ha inteso affrontare gli argomenti previsti attraverso il potenziamento  di quelle capacità mentali e di ragionamento che possono facilitare la messa a fuoco di informazioni utili alla gestione dell’intervento “critico”.


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Questa pagina è stata aggiornata il 05/11/07.